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Le Università per la Legalità: resistere al covid nella lotta contro le mafie

Ci si potrebbe aspettare che, in un momento storico come questo, anche il crimine possa fermarsi. Magari grazie a quell’immobilità che siamo abituati a rigettare, ai controlli più ferrei sul territorio, forse anche una sorta di magnanimità verso un paese già allo stremo. Ma il male non si ferma mai, specialmente se parliamo di mafie, che proliferano e si arricchiscono approfittando proprio dei momenti in cui il paese è più debole e malleabile. Per questo, la lotta alle mafie non può permettersi una battuta d’arresto, e anche in questo 2020 si dà il via al progetto Le Università per la Legalità, con l’adesione di 12 atenei.

Giunto alla sua quarta edizione, il progetto è curato dal Ministero dell’Università e dalla Fondazione Giovanni Falcone, in collaborazione con il CNSU (Consiglio nazionale degli Studenti Universitari) e il CRUI (Conferenza dei Rettori delle Università Italiane).

Tema di quest’anno è “La cultura e il sapere: l’attualità del pensiero e del lavoro di Giovanni Falcone”, che fa incontrare 14 percorsi (due a testa per l’Università degli studi di Milano e per la Sapienza di Roma, uno per tutte le altre) ad opera di studenti volontari che con inchieste, seminari e mostre intende diffondere una maggior consapevolezza di cosa sono e di cosa sono capaci le mafie. Ma non solo; ci sono anche le cosiddette “passeggiate per la legalità”, nella volontà di voler mostrare anche come la cultura e il sapere possano fare la differenza nella lotta alle mafie. Incontri formativi con minori detenuti, convegni, il tutto per la diffusione della cultura della legalità.