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Più accessi a Medicina? Si torna a parlare delle lauree abilitanti

Mai adagiarsi sugli allori. Con queste parole vogliamo iniziare ad introdurre le dichiarazioni che il Ministro Manfredi ha rilasciato durante il webinar “Il dialogo conta” a cura di Novartis Italia e The European House-Ambrosetti. Certo, quest’anno ci sono stati 1.500 studenti in più per Medicina che, complessivamente, rappresentano un 15% in più. Per il Ministro ci sarà un ulteriore aumento per il prossimo anno, anche per le lauree infermieristiche. “Per un nuovo modello di sanità ci vogliono più laureati e competenze diverse” ed è giustissimo quanto detto, ma non dobbiamo dimenticare che una delle carenze mostrate da questa pandemia è quella dei medici specialisti. Per ottenere una specializzazione le regioni, negli anni, hanno messo a disposizioni sempre meno borse di studio, a fronte dell’alto numero di medici che si presentavano ai concorsi di specializzazione. Questo ha creato un imbuto formativo con una carenza di 6.225 medici specialisti dal 2009.
Il Ministro non ha mancato, comunque, di tornare a parlare di lauree abilitanti. Per far fronte all’emergenza sanitaria di marzo, l’esame di accesso alla professione non era più necessario per i medici. Da qui è nata l’idea di una proposta di legge, attualmente in fase di discussione, sull’abolizione dell’esame di stato per varie categorie professionali (che abbiamo illustrato qui). Sicuramente è un tema quantomeno attuale e urgente, “in un’epoca in cui i tempi dello studio e del lavoro si alterneranno”come detto dallo stesso Manfredi. I tagli all’università non possono essere recuperati con appena un anno di lavoro, specialmente con una pandemia globale in corso. L’abilitazione alla professione per medici ed altre categorie professionali è si un passo importante, ma solo il primo di una catena che non può essere lasciata al caso. Il tema dei medici specialisti ne è un esempio. Quanto fatto è comunque tanto, certo, ed ha funzionato (come dimostrato dall’aumento degli immatricolati in tutti gli atenei). E possiamo solo sperare che questa visione di una didattica più veloce, con un percorso più semplice e ben legato al mondo del lavoro, diventi presto realtà di tutti i giorni.