TOP

Essere giovani nel 2020: le promesse non mantenute

La pandemia è arrivata all’improvviso, forte e inesorabile. Come una marea, sembra aver riportato a galla tutti i problemi di cui sapevamo l’esistenza ma che, con ostinità, rimandavamo a tempi più rosei. Dai tagli alla sanità a quelli alla ricerca fino ad arrivare alle criticità che i giovani studenti, laureandi  e laureati, devono affrontare. Tra queste ci sono, com’è ovvio, le sorti degli stage nel post Covid.

Un calo prevedibile

88.776. È il numero degli stage che, rispetto all’anno precedente, non sono stati attivati. Ciò che ha fatto discutere non è il calo in sé; in un ambiente che tenta di coniugare lavoro e formazione,  in molti hanno storto il naso di fronte alla possibilità dello smart-working, giudicato poco formativo. In un primo momento, infatti, tutti gli stage all’attivo fino al lockdown sono stati interrotti, con divieto assoluto di smart-working. Ferme, quindi, anche le retribuzioni. C’è chi, comunque, per fare uno stage si sposta e con quel denaro ci paga l’affitto. Alcuni stage sono stati riattivati, sia in presenza che in smart, altri invece hanno dovuto cessare i propri rapporti con gli stagisti che si sono visti, letteralmente, abbandonati dalle istituzioni che avrebbero dovuto salvaguardarli.
Le disposizioni in materia sono state lente e travagliate, per poi subire una battuta d’arresto.
Ma andiamo con ordine.

Decreto Rilancio: i fatti

Quando fu presentata la bozza del Decreto Rilancio (10 maggio) fece discutere la totale assenza della categoria degli stagisti in quanto erano presenti, per segnalarne le criticità, un ordine del giorno a prima firma Chiara Gribaudo del PD e un altro ancora a firma di Rosalba Testamento del Movimento 5 Stelle. Quando fu approvato, il Decreto effettivamente non citava gli stagisti negli aventi diritti a un indennizzo.
Durante il lavoro parlamentare nella conversione in legge di un Decreto, la procedura in sè consta anche di un vaglio degli emendamenti proposti nella volontà di migliorarlo. Uno di questi faceva ben sperare. Prevedeva il trasferimento di 100 milioni da destinare alle regioni proprio ai fini del riconoscimento di un’indennità “per i soggetti che hanno interrotto o sospeso un’attività di tirocinio extracurriculare”. Dopodichè l’emendamento venne ‘accantonato’, nonostante la sottoscrizione sempre più numerosa di vari deputati, nell’attesa che venisse approfondirlo, ritirato o riformulato.
Il finale è prevedibile: l’emendamento viene ritirato e nemmeno nel Decreto Agosto trova spazio, lasciando basiti gli stagisti che aspettavano un esito favorevole da mesi e gli stessi deputati che avevano segnalato i problemi della categoria tramite ordini del giorno prima ed emendamenti poi.
Nei mesi che sono serviti ai due Decreti per essere convertiti in legge e in quelli successivi si è visto aumentare il numero delle regioni che si facevano carico, autonomamente tramite fondi, degli indennizzi riservati agli stagisti. Anche se cosa gradita, ovviamente, un Decreto ne avrebbe assicurato una supervisione uguale in tutte le regioni, oltre a significare una vera e propria pesa di posizione del Governo nei confronti di una categoria tanto decantata ma poco tutelata. Come infatti non sono mancate le problematiche, tra soldi che faticavano ad arrivare e gli enti promotori che non hanno collaborato proattivamente nel contattare gli aventi diritto.

Gli stage in Italia, la verità

Se una parte del nostro Governo non si è mosso verso questa categoria, a conti fatti, invisibile, come credete che vedano i datori di lavoro gli stage e gli stagisti? Sappiamo tutti cosa sono, o meglio, cosa dovrebbero essere gli stage: servizi offerti dalle aziende ed enti promotori per avere una prima infarinatura nel mondo del lavoro, con cui apprendere conoscenze e pratiche di base utili alla vita aziendale. Capirne le modalità, i tempi, le gerarchie, fare propria l’esperienza e i consigli del proprio tutor. Sicuramente questa è una realtà per molti ma, purtroppo, non per tutti.
Molto spesso gli studenti si prestano a stage poco formativi, ridotti a mansioni schematiche e poco stimolanti, quelle che solitamente si delegano ai nuovi arrivati. Vengono posti come forza lavoro con poca spesa da parte della stessa azienda che, a volte, non gli affianca neanche un tutor. La promessa però di iniziare a riempire un curriculum altrimenti vuoto di esperienze fa gola e quindi si perde di vista quale dovrebbe essere il reale scopo di uno stage.
Non mancano poi gli annunci di stage da parte di aziende al limite del ridicolo, in cui vengono richieste conoscenze specifiche (e già questo è grave, in quanto uno stagista entra in azienda proprio per apprendere, non per mettere a disposizione forza lavoro). Ad esempio, ottima conoscenza dell’inglese e di un’altra lingua straniera (oltre al classico inglese), conoscenza di piattaforme e programmi aziendali, linguaggi di scrittura web e, per ultimo ma non meno ridicolo, anni di esperienza nel settore.
Insomma, l’esatto opposto di ciò che un’azienda dovrebbe cercare in uno stagista.

Il Parlamento Europeo al voto: basta stage gratuiti

Con 574 voti a favore, 77 contrari e 43 astenuti il 7 ottobre passa la “Risoluzione del Parlamento Europeo sulla garanzia per i giovani” dove si condannano esplicitamente gli stage non retribuiti. Il giorno prima il presidente del Parlamento Europeo, David Sassoli, sottolineava quanto fosse urgente questa “battaglia di dignità”. Oggi è vinta, ma perché poniamo l’accento su questo?

Anche in Italia, nonostante sia illegale, molti stage venivano offerti a titolo gratuito, con chissà quali promesse (assunzioni, lettere di referenze, esperienza garantita).

Col tempo. in Italia come in Europa, più che come un’occasione per gli stagisti di crescere e formarsi, questi periodi di apprendistato sono diventati un mezzo per mandare avanti le aziende pagando (poco) e a volte non pagando affatto. Un ultimo e potente schiaffo morale a quella sfilza di giovani che investono il proprio tempo e il proprio denaro con la promessa di un futuro quantomeno dignitoso. Possiamo solo sperare che con questa risoluzione cambi il modo di vedere queste realtà anche in Italia e che tornino ad essere, finalmente, formative e adeguatamente retribuite.