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Due lauree insieme, si torna a parlare della proposta di legge

Vi sarà capitato di chiedervi, a un certo punto del vostro percorso formativo, se fosse più o meno possibile conseguire due lauree in contemporanea. O se l’informazione non vi giunge nuova, perchè ciò non sia possibile (almeno in Italia). Un po’ per indole magari si è naturalmente appassionati a più ambiti di studio, oppure quell’esame di introduzione a una determinata materia (come scienze giuridiche o fondamenti di psicologia) potrebbero aver acceso il desiderio di trasformare questo interesse in un titolo aggiunto al percorso che si sta seguendo attualmente.  In un mondo sempre più convergente in ambito mediatico e digitale, l’interdisciplinarità fa sempre più gola alle aziende che assumono e agli studenti volenterosi di arricchirsi e differenziarsi. Sarebbe comodo, alla fine della laurea triennale ad esempio, iniziare a conseguire una laurea magistrale e un master. Magari per accellerare i tempi che, dalla triennale, possono essersi dilatati per vari motivi.


Perché non è possibile

Ciò che impedisce agli atenei italiani di attivare più percorsi di laurea per un singolo studente (e magari tra più atenei in collaborazione) è nientemento che un decreto regio, il 1592 del 1933 che per l’appunto vieta, all’articolo 142, “l’iscrizione contemporanea a diverse università e a diversi istituti d’istruzione superiore, a diverse facoltà o a scuole della stessa università o dello stesso istituto e a diversi corsi di laurea o diploma della stessa facoltà o scuola”. Era nelle volontà dell’ex ministro dell’istruzione Marco Busetti quella di abolire il decreto, partendo dalla proposta n.1649 del 2019 che ha, come primo firmatario, il deputato Rossano Sasso. Il procedimento però non è attualmente presente all’interno della legge di bilancio, ma ci sono delle novità: è ripartito l’iter che vede la proposta di legge discussa in commissione Cultura per poi arrivare alla votazione in aula. Il tutto si era fermato tra il cambio di governo e l’emergenza covid.


Fa discutere

Oltre ai vantaggi esposti non mancano le critiche a una possibile attuazione della modifica del decreto. Giovanni Pacuzzi (Professore ordinario di Diritto privato comparato nella Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Trento) giudicava l’offerta formativa che si sarebbe venuta a creare “più multidisciplinare che interdisciplinare”, con una visione della formazione più congestionata che arricchita, composta dalla somma dei saperi e non da una vero e proprio metodo interdisciplinare. Secondo Pacuzzi non è da sottovalutare anche la questione tempo: due lauree conseguite insieme, più che far risparmiare tempo potrebbero raddoppiarlo.


La carta del double degree

L’unica possibilià di conseguire un doppio titolo in Italia è data dal double degree, ovvero un programma nato dalla partnership degli atenei italiani (attualmente 33 ne danno la possibilità) con atenei esteri. Si studia per metà in italia e per metà all’estero, con corsi in lingua e con stage formativi. La scelta di far sostenere gli esami nella lingua del paese ospitante è a discerzione dell’università , mentre la seduta si tiene in Italia con la partecipazione via Skype dell’ateneo estero.


Ma gli studenti sono davvero interessati?

C’è ovviamente da chiedersi se da parte degli studenti la possibilità del doppio titolo desta interesse. Sembrerebbe di si, se prendiamo in esame i dati di diffusione della formula double degree. Come riporta Il Sole 24 Ore, nel 2017 più di 32mila studenti hanno scelto il double degree per arricchire il proprio bagaglio culturale.

Siamo felici che si sia tornati a parlare dell’abolizione di un decreto che ha quasi 90 anni. Come ha espresso il professor Pacuzzi, è comunque una soluzione da non prendere alla leggera e forse la semplice abolizione non basta. Ma conferiamo negli atenei che, come per il double degree, potrebbero creare un’offerta formativa realmente interdisciplinare. Con le nuove possibilità offerte dalle università telematiche si potrebbe rispondere, con i mezzi a disposizione, alla questione tempo. Non è da escludere un futuro scenario in cui, oltre alle collaborazioni tra gli atenei classici, questi inizino rapporti proprio con le telematiche. Anche perché la scelta se attuare o meno un percorso a doppio titolo è sempre a discrezione dello studente, che autonomamente potrebbe trovare il punto d’incontro tra due titoli di suo interesse.